Di Maio, il grillino moderato che sogna Palazzo Chigi
di Manuela Perrone
In cinque anni il 31enne campano ha scalato il M5S contribuendo alla sua “normalizzazione” - Era stato Gianroberto Casaleggio a indicarlo come il più adatto a diventare il primo candidato premier del M5S. Luigi Di Maio da Pomigliano D'Arco, classe 1986, non ha tradito le aspettative. Cresciuto in quella borghesia meridionale di stampo conservatore da cui provengono tanti Cinque Stelle, comincia la sua attività politica sin dai banchi di scuola e all'università, che frequenta senza mai laurearsi. Là con alcuni colleghi fonda la piattaforma online StudentiGiurisprudenza.it Come stupirsi della scintilla con Beppe Grillo, il blog e il Movimento? Nel 2007 apre il meetup della sua città. Nel 2013 partecipa alle parlamentarie grilline, incassa 189 voti e corre alla Camera nella circoscrizione Campania 1 con il M5S. Capolista è Roberto Fico, estrazione di sinistra: il suo alter ego sin dalle origini. Da lì l'ascesa di Di Maio è inarrestabile. A soli 26 anni diventa vicepresidente della Camera. Si accredita come il più presentabile, diverso dai grillini delle scie chimiche e delle lotte anti-vaccini. Diventa il leader dei “pragmatici”, attirandosi l'ostilità degli “ortodossi” che temono una normalizzazione del Movimento. Vince lui, benedetto dai vertici. Sopravvive alle gaffe e alle esperienze complicate cui è chiamato a fare da sponsor, come quella di Virginia Raggi a Roma. Viene allevato a colpi di tour di accreditamento presso le cancellerie europee, incontri con le lobby, il sostegno di collaboratori intraprendenti come Vincenzo Spadafora. A settembre 2017 viene incoronato capo politico. La scalata al Movimento è compiuta. Comincia quella verso Palazzo Chigi, con una campagna elettorale tutta volta a rassicurare: «Non lasceremo il Paese nel caos». La metamorfosi è compiuta, i vaffa sono archiviati. E la vittoria del M5S è soprattutto la sua.