Parigi (askanews) - Grande barriera corallina australiana, foreste pluviali del Madagascar, parchi nazionali spagnoli e della Mauritania, riserve faunistiche della Tanzania, scogliere del Belize. Patrimoni naturali del pianeta messi a rischio dalle attività economiche umane, secondo quanto denunciato dal Wwf.Su 229 siti naturali registrati nel Patrimonio mondiale, 114 sono coinvolti da attività industriali nocive, scrive l'organizzazione ambientalista internazionale in un rapporto dal titolo "Proteggere gli uomini salvaguardando la natura".Il rapporto sottolinea come oltre a nuocere a un patrimonio che vanta un valore universale eccezionale, il degrado di questi luoghi è suscettibile di mettere a rischio la loro intrinseca capacità di apportare benefici economici, sociali e ambientali ai circa 11 milioni di abitanti del pianeta che hanno a che fare, a diverso titolo, con queste località.I siti simboleggiano il concetto stesso di aree protette ricorda il Wwf che basa il suo rapporto su un censimento stilato dall'Unione internazionale per la conservazione della natura. Ma l'elenco dell'Unesco non è automaticamente sinonimo di protezione in quanto l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura non ha il potere di costringere i governi a proteggere i siti.Il Wwf invita pertanto i governi e le imprese coinvolte in queste attività ad agire in favore di un futuro sostenibile per tutte queste località: "Tra le varie attività nocive, spesso opera di multinazionali e delle loro filiali locali, si possono ricordare prospezioni ed estrazioni petrolifere,sfruttamento illegale delle foreste, creazione di grandi infrastrutture, pesca indiscriminata e il depauperamento delle risorse idriche", sottolinea il Wwf(Immagini Afp)