Mosca (TMNews) - Paese che vai, spie che trovi. Nell'occhio del ciclone Datagate, gli Stati Uniti acchiappano un attimo di respiro. Grazie ai "trojan horse" di Putin che superando tecnologicamente il callidissimo Ulisse al G20 di San Pietroburgo dello scorso settembre avrebbe regalato maliziosi gadget "spia" ai partecipanti del summit. In buona sostanza, distribuiva chiavette Usb con microspie, secondo quanto scrivono alcuni quotidiani riprendendo una denuncia dell'Unione europea.Chiavette spia? tuona indignato il Cremlino. Solo uno smaccato tentativo di sviare l'attenzione dal vero problema, l'attività di spionaggio di Washington che sta indignando le capitali europee.Sembra più una pochade che un intrigo internazionale in piena regola. Anche perché tutti i funzionari di qualsiasi vertice internazionale sanno come devono comportarsi con i paesi ospiti, gentili e disponibili come g.o del Club Méd, perfidi come uno Stravro Blofeld targato Spectre quando si tratta di carpire segreti più economici che diplomatici.L'indignazione pelosa di Putin, peraltro, fa il paio con il presidente che cade sempre dalla nuvole. Oggi non sapeva nulla del Datagate. Ieri era lo stesso per il tragico affaire di Bengasi, la stampa sotto controllo, il mobbing fiscale contro il Tea Party. Il candido Obama non sa mai nulla di tutto quello che combina la sua amministrazione.E così, davanti a chiavette malandrine e a balbuzie reticenti, i professionisti dell'intelligence sorridono sotto i baffi. Spiare è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai politici...