Roma (TMNews) - L'ombra del Datagate si allunga sul Cupolone. È giallo sulla vicenda che vorrebbe tra le vittime delle intercettazioni della National security agency degli Stati Uniti anche Papa Francesco. A rivelarlo il numero di Panorama in edicola dal 31 ottobre. Nelle 46 milioni di telefonate tracciate dagli Usa nel nostro Paese, tra dicembre 2012 e gennaio 2013, ci sarebbero infatti anche quelle da e per il Vaticano.E il sospetto, con più di una implicazione inquietante su piani che travalicano le smanie dei "grandi fratelli" di ogni passaporto e satellite orbitale, è che le conversazioni siano state spiate anche sulla soglia del Conclave, iniziato il 12 marzo 2013, che avrebbe portato all'elezione di Papa Francesco. Incluse naturalmente anche quelle in entrata e in uscita dalla Domus Internationalis Paolo VI di Roma dove risiedeva l'allora cardinale Jorge Mario Bergoglio insieme ad altri eminenti prelati.D'altronde Bergoglio fin dal 2005 era stato messo sotto la lente dell'intelligence statunitense, come rivelato dai rapporti di Wikileaks. E dato che sospetto attira sospetto si teme che siano state intercettate anche le chiamate relative alla scelta del nuovo presidente dello Ior, il tedesco Ernst von Freyberg.Dal canto suo, il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi ha smentito di essere a conoscenza di eventuali intercettazioni. "Non ci risulta nulla", ha dichiarato seccamente tagliando corto ogni polemica.