Milano, (TMNews) - Se dovessimo attribuire una paternità geografica all'arte della copiatura nessuno avrebbe dubbi nell'indicare la Cina: dalle scarpe alle borse, dagli abiti a vini e formaggi, i cinesi per antonomasia sono i padri delle riproduzioni, più spesso indicate come falsi. A questa arte ormai non sfugge più neanche l'architettura. Nell'Impero Celeste questo è diventato un vero e proprio fenomeno culturale tanto da meritare il nome di "deplitecture". Dalla miniatura del Monte Rushmore alla Statua della Libertà, dal David di Michelangelo al Pensatore di Rodin e Park Guell di Gaudì la Cina è piena di copie di monumenti stranieri che gli abitanti locali apprezzano molto. In fondo è un modo per ammirare bellezze che altrimenti molti non potrebbero mai vedere coi propri occhi. I più esperti sostengono che l'arte di copiare sia legata al concetto stesso di economia emergente: quando sarà sviluppata abbastanza la Cina inizierà a dare sfogo alla propria creatività, sostengono. Per ora però trionfano i duplicati. E agli autori non sempre va bene: come nel caso dei grattacieli sull'isola di Chongqing (+++imma da 00.00.31++++) chiara imitazione di quelli dell'archistar anglo iraniana Zaha Hadid a Pechino. Il gruppo Hadid ha intentato una causa che è costata un bella multa al costruttore cinese ma non lo stop ai lavori. Del resto in Cina non esiste una legge sui di diritti di proprietà intellettuale legati all'architettura.