Due grandi navi di ghiaccio nel salone delle feste del Palace di Tokyo. E' l'annuale reception del gruppo armatoriale d'Amico. Paolo e Cesare d'Amico chiamano sul palco una rappresentanza della nuova generazione della famiglia: Antonia (figlia di Paolo) ed Emanuele (figlio di Cesare) per sottolineare la proiezione del gruppo su un futuro a lungo termine. Poi il presidente e il Ceo parlano, destando probabilmente stupore nell'audience non tanto per il contenuto ma per la forma. Nei codici della comunicazione in Giappone si tiene sempre distinti “tatemae” e “honne”: la prima espressione indica la “facciata” (quello che si fa e di dice in pubblico, mai corrispondente in pieno alla verita') e la seconda riguarda la verita' “vera”, che tende a esprimersi solo nella sfera privata e anche in questo caso con buone dosi di sfumatura. I cugini armatori non stanno tanto a sottilizzare e con schiettezza tutta italiana lanciano un messaggio chiaro. “La nostra industria, come sapete, e' una industria ciclica e oggi la congiuntura e' very challenging – ha detto Paolo d'Amico – Vi chiediamo di reciprocare l'aiuto che vi abbiamo dato in passato per superare i problemi di oggi, che sono i problemi di tutti e che sicuramente supereremo”. Il messaggio e' stato inquadrato nel contesto di un riaffermato impegno verso il mercato nipponico. Cesare d'Amico ha ricordato che il gruppo ha investito negli ultimi 15 anni qualcosa come 5 miliardi di dollari nel mondo economico giapponese dello shipping (quasi 4 nel “chartered” e oltre un miliardo nell'acquisto di navi). Poi ha ricordato che, a differenza di altri operatori, il gruppo puo' contare su una diversificazione oggi quanto mai importante, visto che per le navi cisterna la situazione attuale di mercato e' molto piu' favorevole che per il carico secco. Ha infine rassicurato sul fatto che la societa' continuera' a puntare su un intenso rapporto con gli operatori giapponesi e anzi a renderlo piu' stretto.