Miami (askanews) - È il lato oscuro del riavvicinamento tra Stati Uniti e Cuba. La Guardia costiera statunitense nelle ultime settimane ha registrato un aumento nel numero dei migranti cubani clandestini diretti in Florida. Che hanno deciso di sfidare i pericoli di una traversata su mezzi di fortuna temendo che la normalizzazione delle relazioni tra Washington e l'Avana possa cambiare la politica del cosiddetto "wet-foot, dry-foot" per i profughi cubani.Si tratta della prassi raggiunta a seguito della revisione nel 1995 del Cuban Adjustment Act del 1966 che garantiva, a chiunque fosse fuggito da Cuba, la residenza statunitense entro un anno.Dopo gli accordi tra Cuba e l'amministrazione Clinton, i profughi cubani sorpresi in mare - cioé con i piedi bagnati, il "wet foot" - vengono rimpatriati o inviati in un Paese terzo. Quelli che invece riescono a sbarcare in America - con i piedi asciutti, il "dry foot" - vengono accolti. In parole povere, i clandestini cubani se toccano terra rimangono negli Usa. Altrimenti sono rimpatriati."Abbiamo sentito voci che circolano a Cuba, spiega Marilyn Fajardo, portavoce della Coast Guard, di una revisione delle politiche d'immigrazione relative alla "wet-foot, dry-foot policy". Ma non è vero. La Guardia costiera continuerà a far rispettare leggi e regolamenti nei confronti di chiunque cerchi di entrare illegalmente negli Stati Uniti".Nel dicembre 2014 la Guardia costiera statunitense ha trovato in mare 507 profughi cubani, a fronte dei 222 dell'anno precedente. Perché i migranti cubani hanno una sola certezza."Dopo i colloqui tra Raul Castro e Obama tutti vogliono andarsene, ricorda una profuga. Tutti vogliono lasciare l'isola"."Sono convinto. ribadisce un altro cubano in fuga, che una volta ristabilite le relazioni, non avrei più potuto avere la possibilità di far valere la wet-foot, dry-foot policy".(Immagini Afp)