New York (TMNews) - Per anni, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il copione sembrava scritto in anticipo con il presidente della Repubblica islamica dell'Iran lanciato in una violenta arringa contro gli Stati Uniti."Le continue e feroci minacce sioniste di organizzare un'azione militare contro la nostra grande nazione sono un esempio lampante di questa amara realtà".La replica della Casa Bianca era altrettanto scontata."In Iran si vede con chiarezza dove può condurre la scelta di un'ideologia violenta e senza controlli".Oggi sembra si stia aprendo una finestra di dialogo. Mentre non è ancora confermata l'ipotesi di un incontro vis à vis tra Barack Obama e il neo presidente iraniano Hassan Rohani, è stato ufficiliazzato il meeting tra il segretario di Stato Usa John Kerry, il suo omologo iraniano Mohammad Zarif e i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu. L'argomento sarà la ripresa dei colloqui sul programma nucleare iraniano.L'attesa si consuma tra segnali di disgelo e speranze ancora da concretizzare, come spiega Catherine Ashton, responsabile della politica estera dell'Unione europea."Per quanto riguarda l'ipotesi di possibili aperture, mettiamola così. Sono colpita, come ho già detto, dall'energia e dalla determinazione dimostratami dal ministro degli Esteri iraniano".A detta degli esperti, le prospettive di un accordo appaiono più concrete su un compresso legato alla questione nucleare. Diversa la situazione per quanto riguarda l'altro fronte della crisi, la guerra civile in Siria. Teheran, infatti, non sembra al momento disponibile ad abbandonare al suo destino il fedele alleato Bashar al Assad.