Isola del Giglio (TMNews) - "Guardi Schettino che lei si è salvato forse dal mare ma io la porto veramente molto male, le faccio passare l'anima dei guai. Vada a bordo, cazzo"! Questa frase è entrata nella storia. È un punto fermo nella tragedia della Costa Concordia, costata la vita a 32 persone; un momento preciso che segna il confine tra quello che c'era e quello che non c'è più, tra capitani coraggiosi e "capitan codardo" e, soprattutto, tra la vita e la morte.Il film del naufragio inizia intorno alle 21 e 45 del 13 gennaio, mentre l'equipaggio si prepara a un "inchino", un passaggio ravvicinato all'isola del Giglio. La nave urta lo scoglio delle Scole e inizia a colare a picco. C'è un black-out ma nessuno comunica ai passeggeri cosa stia succedendo. L'evacuazione inizia in ritardo e in modo confuso, cosa che risulterà fatale per 32 delle 4.229 persone a bordo.All'alba del 14 gennaio l'Isola del Giglio è un ricovero improvvisato per i naufraghi. Davanti al porto giace la nave, adagiata sul fianco destro. Su di essa volano gli elicotteri in cerca dei dispersi.Sulla tragedia scattano le indagini della magistratura. Al processo di Grosseto 5 imputati patteggiano la pena per reati che vanno dall'omicidio plurimo colposo, alle lesioni colpose, al naufragio colposo.Il capitano Francesco Schettino, licenziato da Costa e accusato, tra l'altro, di aver abbandonato la nave, resta l'unico imputato per il naufragio dopo che la Procura gli ha rifiutato il patteggiamento.Per circa 2 anni, invece, la nave è diventata parte integrante del panorama del Giglio, meta anche di un turismo macabro, quasi fosse un feticcio, in realtà la paradossale e contemporanea nemesi di quel popolo che fu di santi, poeti e navigatori.