Roma, (askanews) - La Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici, la COP21, costituisce un momento cruciale nella transizione verso un'economia mondiale a basso contenuto di carbonio. Molti paesi, sia industrializzati che in via di sviluppo si stanno già muovendo verso una crescita più sostenibile attraverso di "contributi nazionali programmati" alla riduzione delle emissioni di gas serra. Ma attori cruciali per il successo della conferenza di Parigi saranno certamente Stati Uniti, Cina ed Unione europea. Una profonda analisi delle attese e delle aspettative della COP21 è emersa da un convegno tenutosi alla LuissChiamati tra gli altri a fare il punto, proprio partendo dal confronto tra le posizioni di Usa, Ue e Cina, in un percorso condotto da Marcello Messori, direttore della Luiss School of European Political Economy, Francesco Francioni, professore emerito di diritto internazionale all'Istituto Universitario europeo e docente alla Luiss Guido Carli, intervenuto sul nuovo paradigma delle relazioni transatlantiche in ambito climatico, e Carlo Carraro, già rettore dell'Università Ca' Foscari e direttore scientifico della fondazione Enrico Mattei.Sul tavolo soprattutto il tema del trasferimento tecnologico verso i paesi in via di sviluppo, attraverso un fondo dal valore di circa 100 miliardi di dollari per le operazioni di riduzione delle emissioni e per le misure necessarie all'adattamento al cambiamento climatico, in alcuni paesi estremamente rilevanti.Carlo Carraro: "Qui in Europa non ci accorgiamo di quanto questo problema possa essere grave in altre regioni del mondo. Il fatto che gran parte di questo fondo sia stato già costituito fa ben sperare che questi paesi che accettano di partecipare alla COP di Parigi poi si impegneranno effettivamente nella loro partecipazione agli impegni presi".