La K-Beauty va alla conquista del mondo. Il settore sudcoreano della cosmetica sta modificando gli equilibri globali di un mercato dominato dai gruppi europei, americani e giapponesi: punta alla leadership in Asia e a una più vasta affermazione nei Paesi avanzati. Il perno di questo processo è una società che nei primi anni '60 ha scelto un nome italiano: Amore, suggerito in un “contest” aziendale da due partecipanti che avevano sentito “Sinno' me moro” cantata da Alida Chelli nel film di Pietro Germi “Un maledetto imbroglio”. Una armata di 40mila “Amore Ladies” (per il marketing porta a porta) a partire dal 1964 moltiplicò le vendite, consentendo poi la quotazione nel 1973. Nel 2002, in preparazione dell'attacco ai mercati internazionali, il nome della società è cambiato in AmorePacific, a segnalare una “armonia di contrasti” tra Oriente ed Occidente, scienza e natura, tradizione e modernità. Ora il Ceo Sun Kyung-bae - vent'anni dopo essere succeduto al padre fondatore, Suh Sung Whan -, ha posto l'obiettivo di superare l'attuale leader asiatico Shiseido entro il 2020, entrando nelle Top 5 globali e affermandosi nel mondo come “Asian Beauty Creator”. Il top è il “marchio olistico di bellezza” Sulwhasoo: da un anno, nel quartiere di Gangnam a Seul, c'è un suo flagship store iperlussuoso. A settembre il brand al top della gamma sbarcherà in Europa, a Parigi. Tra i nuovi fornitori locali di AmorePacific, c'è una joint venture tra la lombarda Intercos e Shinsegae
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