Mosca (askanews) - Clamoroso colpo di scena nell'inchiesta sull'omicidio dell'oppositore russo Boris Nemtsov. Ambienti vicini al Cremlino, e quindi al presidente Vladimir Putin, hanno manifestato gravi dubbi sulla confessione di Zaur Dadayev, l'ex ufficiale di polizia ceceno, considerato dagli inquirenti l'esecutore dell'omicidio dell'ex vicepremier russo.Andrei Babushkin, membro del Consiglio per i diritti umani presso il Cremlino, che ha visitato in prigione Dadayev, ha addirittura avanzato il sospetto che la dichiarazione di colpevolezza sia stata ottenuta sotto tortura."Esiste la concreta possibilità, ha dichiarato Babushkin, che per interrogare i sospetti siano stati impiegati torture e metodi illegali anche se non possiamo essere certi di questa realtà".Babushkin ha motivato i gravi dubbi con le numerose ferite riscontrate sul corpo del detenuto che avrebbe poi ritrattato la confessione. "Non abbiamo dati certi per una conclusione sicura sull'uso della tortura e non possiamo escludere che altre circostanze possano avere prodotto quelle ferite, ha aggiunto. Ma siamo assolutamente certi che esistono solide ragioni per un'inchiesta indipendente e onesta".Dadaev ha rivelato alla delegazione che l'ha incontrato in carcere che intendeva simulare di cedere alle dure pressioni esercitate su di lui per poi fornire in tribunale la sua versione dei fatti. Ma non gli è stato concesso di parlare, ha aggiunto secondo quanto riferisce il quotidiano Moskovsky Komsomolets.A complicare ancora di più la situazione, e a intorbidire le acque, si aggiunge la voce di un rapporto alternativo all'indagine ufficiale che sarebbe stato presentato al presidente Putin e che indirizzerebbe gli investigatori sulla figura di un misterioso personaggio di origine cecena, a metà strada tra i reparti di polizia e quelli d'intelligence.(Immagini Afp)