Palermo (askanews) - La mafia si riorganizza e punta al traffico di droga e agli appalti. I carabinieri hanno disarticolato aPalermo il mandamento mafioso di "Pagliarelli", storica roccaforte di Cosa nostra e hanno eseguito 39 misure cautelari.In particolare i militari hanno arrestato Giuseppe Massimiliano Perrone, Alessandro Alessi e Vincenzo Giudice, un triumviurato che stava riorganizzando Cosa nostra dopo i pesanti colpi subiti con arresti e processi. Naturalmente, con il consenso dei capimafia in carcere.Attraverso intercettazioni e pedinamenti sono emersi soprattutto tanti affari di droga: Cosa nostra palermitana rimpingua le sue casse importando centinaia di chili di cocaina da Napoli e dal Piemonte.I nuovi boss non rinunciano comunque al racket delle estorsioni, affare storico dei clan palermitani, l'aumento delle denunce e degli episodi di ribellione ha spinto i boss a cambiare strategia come spiega il procuratore aggiunto di Palermo, Leonardo Agueci."Cosa nostra si basa sula violenza che spesso viene accennata, viene fatta presente come rischio, come pericolo, come fondamento di pressione intimidatoria, e diventa operativa quando necessario, quando ci si trova di fronte ad ostacoli all'affermazione della forza della criminalità stessa. La risposta alla forza della violenza deve essere l'affermazionedella forza delle istituzioni".I clan continuano anche a mostrare interesse nei confrontidei grossi appalti, come dimostra il tentativo di estorsione da500mila euro nei confronti dell'impresa aggiudicatariadell'appalto per la ristrutturazione dell'ospedale Policlinico"Paolo Giaccone".Nonostante la capacità di rinnovarsi di Cosa nostra dalle intercettazioni è emersa anche la paura dei figli dei boss che chiedono: "Papà, un giorno arrestano anche me?".