Milano, (TMNews) - I mariti di queste donne boliviane sono stati tutti arrestati: sono considerati complici dei narcos peruviani nell'agguato teso alle forze di sicurezza governative impegnate a distruggere le piantagioni di coca illegale. In quella occasione - era il 19 ottobre scorso - morirono 4 uomini delle forze dell'ordine e 14 rimasero feriti. Un episodio insolito: è la prima volta, infatti, dal 2006, da quando Evo Morales è salito al potere, che si verifica un attacco alla task force del governo da parte dei locali:"Mi rifiuto di credere che siano semplici contadini - dice Jorge Perez, viceministro dell'Interno - Qualcuno deve aver dato loro una mano. Secondo gli investigatori, una delle ipotesi, e noi non ne escludiamo nessuna, è che degli stranieri siano stati contattati da qualcuno degli arrestati e noi ne stiamo cercando altri".Il Perù, maggior produttore al mondo di foglie di coca, esporta la droga in Brasile e in Europa attraverso la Bolivia. Qui il governo di Morales, anche lui un ex coltivatore di coca, considera i due terzi della produzione locale legale. Per la parte restante dal 1980 è in corso una campagna di distruzione. Difficile da accettare per gli abitanti del posto:Non siamo ladri - dice Maria Ines Paliù - noi viviamo delle piantagioni di coca, diamo da mangiare ai bambini, li vestiamo e mandiamo a scuola grazie ai guadagni della coca".Tra il 2011 e il 2012 le piantagioni illegali sono calate del 7% ma oltre la metà dei 25mila ettari coltivati a coca sono considerati fuori legge.