Roma, 19 nov. (askanews) - "Il clima deve restare al centro della nostra agenda". Lo ha detto negli studi di askanews l'on. Stella Bianchi del Partito democratico, componente della commissione ambiente della Camera e presidente dell'Intergruppo parlamentare sul clima, Globe Italia, in un focus sulla prossima COP21 di Parigi. Dopo i tragici fatti accaduti nella capitale francese, per Stella Bianchi non ci sono rischi di un cambio di priorità, dalle politiche ambientali a quelle della sicurezza, tra le nazioni del mondo."Non abbiamo più tempo per affrontare l'impatto di una minaccia gravissima, c'è infatti il rischio di arrivare già entro la fine dell'anno a +1 grado di aumento della temperatura globale. Anzi, proprio i tragici fatti di Parigi ci dicono quanto sia urgente la questione del clima, come confermato dallo studio ripreso anche dal presidente Obama che ha evidenziato come la carestia e la siccità siano state alle base del cambiamento climatico in Siria, che ha spinto le persone verso le aree urbane determinando una delle cause che hanno contribuito a far esplodere il conflitto in Siria e quella tensione in cui l'Isis può svilupparsi più facilmente. La questione del cambiamento climatico è stata indicata anche dal Pentagono e dagli analisti della sicurezza come una delle maggiori minacce alla sicurezza globale nei prossimi anni", ha detto Bianchi.Si sono avanzate perplessità anche sulla formula scelta per questa COP, non l'accordo globale ma gli impegni dei singoli Stati:"Invece questa formula ci fornisce una possibilità in più. Il trattato di Tokyo è fallito, riguardava solo il 15 per cento delle emissioni globali. E' sì entrato in vigore e ratificato da molti Stati ma non è servito a invertire la rotta verso la riduzione delle emissioni, che significa abbandono del carbone, del petrolio e del gas. Il nuovo sistema dei contributi nazionali fa sì che ogni Stato presenti la propria proposta per il massimo impegno possibile. Sono arrivati da quasi tutti gli Stati della Convenzione, 196 Paesi, coprendo il 96 per cento delle emissioni globali. Non siamo arrivati dove vorremmo già essere, cioè a riduzioni che ci consentano di stare al di sotto dei 2 gradi di aumento e ci permettano di guardare magari ancora a risultati migliori, come 1 grado e mezzo. Però il passo avanti è stato fatto. Gli impegni finora presi portano infatti a 2,7 i gradi di aumento a fine secolo, rispetto a una traiettoria pazzesca che arrivava fino a 4 gradi e mezzo, disegnando uno scenario apocalittico. Nei Paesi ci sono anche Usa e Cina, che hanno oltre la metà delle emissioni. A Parigi va fatto un accordo che consenta comunque il monitoraggio degli obiettivi, la loro revisione periodica e la trasparenza reciproca".L'Italia e l'Unione europea sono nella fascia alta degli impegni:"Il governo Renzi ha lavorato ad ottobre in sede di Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo facendo adottare il pacchetto clima ed Europa che è di fatto il contributo Ue alla COP di Parigi: una riduzione di almeno il 40% delle emissioni al 2030, la presenza di almeno il 27% in più di rinnovabili e del 27% in più di efficienza energetica. In quell'almeno c'è l'impegno dell'Ue a fare qualcosa in più, le nostre capacità tecniche ci dicono che si può migliorare e l'Italia deve essere con l'Ue tra i paesi che più si impegnano per un cambio dell'economia e per la trasformazione del sistema energetico".