“Mia mamma mi dice sempre: stai attenta. Non andare fuori dalla città”. Anche se loro non erano ancora nati quando il mostro terrorizzava Firenze, la storia dei killer delle coppiette continua a far parte anche della vita dei più giovani, attraverso le paure dei genitori. Adolescenti tra il 1968 e il 1985, quando nelle notti senza luna si compirono otto duplici omicidi. E le indagini svelarono un mondo di perversioni e crudeltà, dietro le dolci colline di Firenze, ripercorso da Storiacce nel numero di IL in edicola dal 14 giugno. (Video di Felice Florio)
Un mondo su cui ancora oggi, cinquant'anni dopo- dopo i processi a Pietro Pacciani, il contadino di Mercatale condannato, poi assolto e morto prima del nuovo processo e ai “compagni di merende”, l'ex postino di San Casciano Mario Vanni, l'unico pentito Gianfranco Lotti e l'ultimo Francesco Pucci, tutti ormai morti – si continua a scavare. Con nuovi indagati, più sofisticate tecnologie e vecchi quesiti: “trovare chi ha pagato Pacciani, chi era il livello superiore che ordinava i delitti. Chi ha eseguito i primi omicidi del ‘74 e dell' 81, che era una mano diversa dagli altri. E poi stabilire a chi apparteneva il sangue su quel fazzolettino”.
Dagli Scopeti, dove avvenne l'ultimo duplice omicidio attribuito al mostro, Michele Giuttari, l'ex super poliziotto divenuto scrittore, che guidò la squadra dei delitti seriali, mette in fila le domande ancora aperte. Ora che una nuova inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto di Firenze Luca Turco sta percorrendo nuove strade. E nel registro degli indagati, è finito l'ex legionario Giampiero Vigilanti- 88 anni e vecchi contatti con Pacciani- e il suo medico di famiglia, Francesco Caccamo, 87 anni. Le speranze degli investigatori, che hanno chiesto una proroga delle indagini, sono riposte soprattutto nella superperizia, sui bossoli ritrovati negli otto duplici omicidi avvenuti tra agosto 1968 e settembre 1985. Anche se per il primo caso un condannato in via definitiva esiste quella potrebbe essere stata la prima volta che la famosa Beretta calibro 22 sia stata utilizzata. E ricostruire i passaggi di mano dell'arma potrebbe svelare ancora molto del mistero del mostro, come stabilire a chi apparteneva il sangue ritrovato su uno straccio sequestrato durante una perquisizione. Una domanda che potrebbe portare al famoso “dottore”, comparso fin dalle prime indagini. Una domanda confluita nell'esposto dell'avvocato della famiglia delle vittime francesi, le ultime, che ha contribuito alla riapertura dell'inchiesta
Dal “Vampa”, Pacciani, il contadino passato dalla povertà assoluta ai milioni in lire di buoni del tesoro; al postino di San Casciano che girava con i “rotoloni” di soldi; dal mago alla prostituta, dal farmacista al “dottore”, di tutto è finito nell'inchiesta sul mostro di Firenze. Da ultimo, anche le rivelazioni di Angelo Izzo, uno degli aguzzini del Circeo, sulla scomparsa di Rossella Corazzin. Una storia lunga 50 anni e ancora aperta nei fascicoli della Procura di Firenze e nelle paure di chi era giovane nelle notti senza luna di tanto tempo fa.
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