Roma, (TMNews) - Cuffie, telecomandi, microchip, tastiere di computer: un'enorme discarica elettronica a cielo aperto. A Guiyu, città del sudest della Cina, nella provincia di Guangdong, i rifiuti hi-tech sono un business e circa 80.000 dei 130mila abitanti lavorano in questo settore. Uomini, donne e ragazzi ogni giorno smontano centinaia di apparecchi elettronici, separano i pezzi, i vari componenti che possono essere riciclati e molti vengono rivenduti a ditte straniere, altri vengono riutilizzati in loco, e quello che non serve viene gettato via. La Cina è all'avanguardia nella tecnologia e nella produzione di smartphone, ma lo sviluppo ha un caro prezzo da pagare. I materiali di scarto restano accatastati per strada, i fiumi sono pieni di rifiuti, l'aria è quasi irrespirabile a causa dell'odore di plastica bruciata e sostanze tossiche che si diffondono, e anche l'acqua è ormai contaminata da metalli e elementi chimici dannosi. A Guiyu arrivano ogni anno circa 1 milione e mezzo di tonnellate di rifiuti elettronici da riciclare e questo settore attira anche i giovani, perché lavorare nel riciclo rende molto meglio di altro. Ma se non si impongono delle regole e non ci sono sufficienti controlli, andando avanti così i rischi per l'ambiente e per l'uomo possono essere devastanti.