Pechino (TMNews) - Il progetto di urbanizzazione forzata cinese prosegue tra rischi e incognite, parametrati su un paese dalle dimensioni e dalle potenzialità esplosive.Due milioni di contadini vengono trasferiti nelle nuove città appena costruite con il duplice obiettivo di ridurre la povertà e di stimolare l'economia, grazie a un ciclo virtuoso di salari più alti e di consumi in crescita.L'idea è buona quanto temibile il pericolo. Quello di costruire conchiglie urbane vuote, senza lavoro da offrire e in cui gli ex contadini e gli ex minatori non riescono a inserirsi, creando mega-quartieri gonfi di frustrazione e di disoccupati.Le case sono moderne e accoglienti ma il trapianto non sembra riuscire sempre. Anche se il presidente Xi Jinping si è impegnato personalmente a favorire l'integrazione."Il governo ci ha ingannato trasferendoci qui, hanno mentito. E se non ubbidisci agli ordini, mandano subito la polizia"Secondo le previsioni, nel 2030 oltre un miliardo di cinesi vivrà in città, 300 milioni più di oggi. Ma spesso i nuovi arrivati finiscono marginalizzati da una burocrazia che gli nega l'accesso ai servizi pubblici come scuole e sanità mentre contadini e minatori si trovano a fare i conti con una realtà che gli gioca contro."La casa è bella. Ma se hai una casa per vivere e non puoi mantenerti a che cosa serve?".I nuovi arrivati mettono l'accento sulle mancate promesse del governo, soprattutto per quanto riguardo impieghi e riqualificazione professionale. Spesso i lavori offerti sono sottopagati. La frustrazione è evidente, la conclusione inevitabile."Se il governo non ci da il lavoro che ci aveva garantito, allora preferisco tornare dove stavo e continuare a scavare carbone. Almeno laggiù mi pagavano meglio".(Immagini Afp)