Pechino (TMNews) - C'erano una volta i campi di rieducazione: oggi la nuova Cina turbocapitalista sceglie altre forme per reprimere il dissenso, e tra queste c'è anche... il turismo. Così, in momenti particolarmente delicati per il regime di Pechino, i soggetti più scomodi vengono spediti in villeggiatura, con hotel e cene pagate."Siamo stati mandati in vacanza per due settimane - spiega la dissidente Xu Xiangyu - durante la riunione dei vertici del Partito a Pechino. E' andato avanti così per un po' di tempo e solo dopo la fine del convegno ci è stato permesso di tornare a casa".L'elemento di privazione della libertà, dunque, non scompare, ma, con una certa intuizione che potremmo definire di marketing, i leader cinesi hanno capito che il comfort può essere talvolta più seducente dell'ideologia. "Lo standard della vacanza - ammette Xu - era buono. Le stanze dell'albergo erano davvero grandi e di qualità. Aveva diverse stelle".Stelle che, forse, rimandano a quella Rossa che tuttora troneggia sulla Cina, ma il cui riflesso si è aggiornato e per tentare di arginare il dissenso ora si ricorre a cibo eccellente e a una formula "all inclusive". E mai terminologia turistica è stata più aderente al tentativo di inclusione delle voci dissonanti all'interno del grande flusso dello sviluppo autoritario della potenza globale cinese.