Busan (askanews) - Prove di forza, minacce e provocazioni nel mar cinese. Non si allenta la tensione tra Pechino e Washington, anzi l'asticella si alza sempre di più, dopo che gli Stati Uniti hanno inviatoun cacciatorpediniere nelle acque contese tra le isole Spratly e le Paracel, a meno di 12 miglia nautiche da una delle isole artificiali che la Cina sta costruendo in quell'area.Non è stato sereno il colloquio video tra i capi delle Marine statunitense e cinese. L'ammiraglio Wu Shengli ha avvertito che se proseguiranno "atti provocatori" nel Mar cinese meridionale, c'è il rischio che esploda un conflitto tra le due principali potenze mondiali.L'America dal canto suo ribadisce il diritto alla libertà di navigazione, come ha sottolineato anche John Alexander il comandante della portaerei Ronald Reagan ormeggiata a Busan in Corea del Sud. "Le nostre attività si svolgono sempre in acque internazionali. E contienueremo ad operare in nome del diritto alla libertà di navigazione in tutto il mondo""Restiamo fermi nel nostro impegno per la stabilità di questa regione. E il miglior modo per dimostrarlo è quello di far navigare una portaerei nelle acque della penisola coreana", ha aggiunto Brian Wierzbicki, ufficiale degli Affari pubblici.L'area strategica in cui la Cina sta costruendo le isole artificiali è rivendicata da Brunei, Filippine, Indonesia, Malesia, Taiwan, Singapore e Vietnam. Gli incidenti, negli ultimi mesi, sono stati frequenti. Gli Stati Uniti ufficialmente non prendono posizione nella disputa, ma non riconoscono l'area circostante le isole artificiali come acque territoriali cinesi.