Milano, (askanews) - "E' un'opera tormentata dal punto di vista cromatico e armonico, è un'opera molto inquieta e questa inquietudine viene realizzata nel finale da Luciano Berio con altrettanta bravura, con un linguaggio naturalmente più vicino a noi ma molto affine in tanti passaggi". E' quanto ha spiegato Riccardo Chailly parlando della Turandot di Giacomo Puccini che dirigerà il prossimo 1 maggio alla Scala in occasione dell'inaugurazione di Expo Milano 2015.In merito al finale di Berio, il direttore principale del Piermarini ha spiegato che "è chiaramente un tentativo di risoluzione del problema perché nessuno sa come l'avrebbe conclusa Puccini (la Turandot è rimasta incompiuta per la morte de compositore)". "Questo fa parte della storia delle grandi incompiute della storia della musica - ha concluso Chailly - però è una possibilità di ascolto, di avvicinamento".