Roma, (askanews) - Un voto, anche se informale, per rivendicare il diritto di poter decidere, come è accaduto in Scozia, il futuro politico della propria "regione-nazione": è quello che accadrà domenica 9 novembre in Catalogna, nonostante i divieti del governo centrale di Madrid che con due successivi ricorsi giudiziari ha fatto dichiarare incostituzionale qualsiasi consultazione popolare sull'indipendenza. Ma soprattutto il secondo divieto sembra aver sortito l'effetto opposto e la mobilitazione dei catalani è aumentata. Il governo regionale insiste che la consultazione di domenica, che non è giuridicamente vincolante, è ormai nelle mani di due grandi associazioni della società civile, l'Assemblea Nazionale Catalana e Omnium Cultural, mentre da Madrid accusano l'esecutivo di Barcellona di essere dietro le quinte. Fatto sta che domenica 41.000 volontari dovrebbero rendere possibili le operazioni di voto in centri pubblici e privati di 942 comuni sui 947 di cui è composta Catalogna.Muriel Casals, presidente dell'associazione Omnium Cultural per la difesa della lingua e cultura catalana: "Il nove novembre quel che otterremo è una fotografia che il governo spagnolo voleva assolutamente evitare: cittadini catalani che fanno la fila per votare"."Ci vogliamo separare dalla Spagna ma vogliamo farlo in modo amichevole, restare amici: quando saremo uno Stato diverso, considerando ciò che significa ormai essere un altro Stato nell'Unione europea - in fondo non è una cosa così drammatica - molti cittadini spagnoli scopriranno con gioia che i loro vicini parlano una lingua che possono capire senza averla studiata. Mentre adesso ci sentono come una pietra nelle scarpe, che dà loro fastidio perché vogliamo parlare un'altra lingua".