Roma, (askanews) - Lo chiamavano il re di Roma ma per i nipoti Vittorio Casamonica non era un mafioso, e la fastosa cerimonia nella basilica di San Giovanni Bosco è solo un esempio della tradizione dei funerali rom. Lo dicono all'indomani delle esequie al centro delle polemiche. Casamonica considerato a capo di un impero fondato su usura e traffico di droga se ne è andato a 65 anni."State descrivendo il funerale come una cosa mafiosa quando non è così" dice il nipotino Rocco. "Nella nostra cultura si usa andarsene con i cavalli ma è una cosa nostra. La canzone del padrino non è stata l'unica è stato suonato Paradise, Frank Sinatra, Bobby Solo, più di una sigla".E così anche il nipote Luciano: "Ma se io spendo una Rolls Royce o la Mercedes, siccome a lui a zio gli piaceva la Rolls giustamente non è che per cento o duecento euro uno si tira indietro per accontentare l'ultima volontà".Per i nipotini, Casamonica era un esempio: "Avete sentito mai un Casamonica che ha ammazzato una persona? O ha stuprato... Che ha fatto una rapina, che ha ammazzato un bambino a tocchetti... Poi ci stanno gli altri che li fanno e ogni cosa che beccano, mettono "Casamonica". "Voi siete tutti nipoti?" "sì"."L'elicottero è stato un pensierino nostro perché lui era un uomo di cuore che se lo meritava. Il prezzo non te lo so dire abbiamo fatto una colletta un po' per uno. Siccome siamo tanti e siamo uniti ci vogliamo bene, con la volontà e con la forza... Per un morto che ti ripeto ci ha imparato tutto della vita, ci ha imparato cos'è il rispetto e i sacrifici ci ha imparato tutto..."