Roma, (askanews) - "Noi intendiamo pagare il debito con il Comune, ma nella giusta misura", ovvero al massimo 400mila euro tenendo conto fra l'altro dei lavori ordinari e straordinari che la Casa Internazionale delle Donne ha svolto nel complesso del Buon Pastore, a via della Lungara a Roma. Lo spiega Lia Migale, membro del direttivo della Casa, economista e scrittrice, intervistata negli studi di askanews a margine del contenzioso - economico e politico - che oppone la Casa, luogo del femminismo romano, alla giunta Raggi. La Casa vuole pagare il pregresso tenendo conto che ha in essere una convenzione con il Comune fino al 2021, e che quindi, assolto il debito, fino a quella data il Comune non potrà rientrare in possesso dei locali. Migale racconta come si è svolto questo contenzioso, dalle discussioni sul debito, alla mozione Guerrini votata giovedì 17 maggio in Consiglio Comunale, alla proposta fatta lunedì 22 dalla Casa alla sindaca Raggi. Tutto per ora rimandato, pare, al 15 giugno.

"La rottura nasce dal fatto che dal 1983 ad oggi abbiamo certamente avuto dei momenti di difficoltà e quindi si è accumulato un debito" dice Migale. "Però è una parte relativa rispetto alla mole di attività che noi svolgiamo.Avevamo iniziato una trattativa con la Giunta per risolvere questo problema quando come un fulmine a ciel sereno è arrivata questa richiesta da parte di Gemma Guerrini, presidente della Commissione delle Elette, di una mozione che in qualche modo ci liquidava. Loro dicono che non è vero, che non vogliono liquidarci; ma nella mozione c'è proprio scritto che si chiede alla Giunta e al Consiglio di rientrare in possesso dell'immobile del Buon Pastore; se non significa chiudere questa istituzione, non so cosa possa significare".

"Loro ci avevano sempre chiesto di stare zitte, calmare le donne, cosa che abbiamo sempre fatto perché in una trattativa si accettano delle condizioni" prosegue Migale. "Ma a questo punto la trattativa era interrotta concettualmente. Siamo andate all'incontro di lunedì, e abbiamo saputo che la sindaca Raggi, a cui avevamo fatto moltissime richieste di incontrarci per discutere politicamente la valenza della Casa, ha accettato insieme all'assessore. C'era anche la Guerrini, presidente del Consiglio delle elette, con le tre assessore. Noi abbiamo ribadito che non abbiamo nessuna intenzione di discutere di questa mozione che chiede che noi diventiamo un'altra cosa. Loro ritengono che la Casa Internazionale delle donne sia loro; no, il progetto Casa Internazionale delle donne è della Casa Internazionale delle donne. Abbiamo detto: noi vogliamo risolvere il problema del debito perché se alla scadenza della Convenzione con il Comune nel 2021 volete fare un bando, vogliamo partecipare e avere i conti in regola. E ci si arriva trattando, nessuno chiede più tutto e subito".

"Abbiamo presentato una proposta dicendo: se è vero che c'è un debito di oltre 880mila euro, noi vantiamo anche un credito. Primo, perché abbiamo sostenuto costi di manutenzione di un bene immobile di valore storico e questi costi ci devono essere riconosciuti per legge, perché avrebbero dovuto essere sostenuti dal Comune. Secondo, perché abbiamo ricevuto in ritardo le licenze per due attività economiche che sono previste dalla Convenzione per aiutare a mantenere la Casa, cioé l'ostello e il ristorante, e il ritardo ha comportato un mancato guadagno che abbiamo valutato nell'ordine di centomila euro. Infine, per un mancato rimborso per lo scambio con un locale ristrutturato, per costi pari a 126mila euro. Quindi il nostro debito si abbassa a 350mila euro, forse 400mila ma non di più. Noi diciamo: vi paghiamo una prima rata molto consistente che valuteremo quando sapremo di quanto è il debito. Il resto possiamo pagarlo a rate entro la scadenza".

"Noi una proposta l'abbiamo fatta, vogliamo sapere sì o no. E' successo che questa decisione è stata molto dura, molto poco chiara. Alla fine è stato deciso che ci incontreremo di nuovo entro il 15 giugno per avere una reale risposta da parte loro" ha aggiunto Migale.

"L'attenzione che c'è nei nostri confronti" conclude Migale "è proprio politica. Siamo nell'occhio del ciclone. Loro dicono che vogliono un grande tavolo per costruire una cosa delle donne che sia in rete con tutti e faccia non so quali servizi. Ma sono idee loro. Vogliono fare un centro dei servizi per le donne? Lo facciano. Li aiuteremo anche un domani, dopo che avremo risolto la nostra situazione. Ma la Casa delle Donne è un'altra cosa. E' una storia, la storia è importante, dice tante cose; dice anche come siamo arrivate ad essere questo".