Roma, (askanews) - Dimissioni in blocco dei vertici dell'Atac, nella giornata in cui il Campidoglio è preoccupato per altre due dimissioni in altrettanti ruoli chiave: lasciano l'assessore al bilancio e la capo gabinetto. Nel pomeriggio è arrivata anche la tegola relativa all'Azienda per i Trasporti Autoferrotranviari del Comune di Roma, con l'annuncio delle dimissioni del direttore generale di Atac Marco Rettighieri e dell'amministratore unico Armando Brandolese.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è quella che Rettighieri definisce l'ingerenza esterna della giunta, in particolare dell'assessore ai trasporti Linda Meleo. Documentata da alcune lettere che l'ex DG mostra per motivare il passo indietro.

"Una ingerenza che non ci aspettavamo, di alcuni esponenti della giunta. Non può la politica interferire con le scelte di una società, di qualsiasi società. Una volta fissate le linee guida, poi ci deve essere una autonomia".

A chi gli chiede se il caos interno alla politica di Palazzo Senatorio abbia influenzato la decisione di gettare la spugna, Rettighieri smentisce:

"La governance deve essere di fiducia dell'amministrazione. Noi abbiamo fatto il nostro meglio, è giusto che Roma Capitale scelga qualcuno al posto nostro". "Siamo dei tecnici, a noi non interessa chi sieda sulla poltrona di primo cittadino della città di Roma".

Per l'ad Brandolese cruciale è stata la bocciatura del piano industriale che prevedeva la dismissione di alcuni immobili. È stato negoziato con le banche un contratto di finanziamento basato su un piano industriale che è stato pensato con fatica. Abbiamo esposto alla nuova amministrazione la visione, ma ci è stato detto con chiarezza che la visione politica era contraria e questo ci mette in crisi. Il piano industriale non è più sostenibile".