Caserta (TMNews) - I soldi della camorra finivano anche a San Marino attraverso una società locale, la Fincapital, che investiva in immobili e auto di lusso per ripulire il denaro sporco dei Casalesi tra Campania, Marche, Emilia Romagna e, appunto, nella Repubblica del Titano. Ventiquattro le persone arrestate accusate di associazione mafiosa, reato per la prima volta contestato anche al figlio del boss Schiavone, Carmine, già in carcere. I particolari nelle parole del Procuratore di Napoli, Giovanni Colangelo."Questa - dice - è un'indagine che ha un suo aspetto di complessità, perché si svolge in parte in territorio italiano e in parte su territorio della Repubblica di San Marino e che dimostra che gli interessi della crimonalità organizzata sono sempre più proiettati verso altre regioni, verso il versante economico".Il riciclaggio avveniva attraverso prestanomi e persone compiacenti, grazie all'attività di un faccendiere che faceva da mediatore nella riviera Romagnola e a San Marino per la camorra. Per questo business, inoltre, le diverse fazioni dei Casalesi si erano legate alla cosca acerrana dei Mariniello, in una sorta di "consorzio della criminalità", come spiega l'ex procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia partenopea Federico Cafiero De Raho."Il clan dei casalesi si muove in modo compatto - spiega - La distinzione spesso esaltata tra la fazione Schiavone, fazione Jovine, fazione Zagaria è una distinzione che, quando il clan di muove, viene meno. Sequestrati ai boss beni per oltre 2 milioni di euro tra cui ville di lusso e una Ferrari "612 Scaglietti".