Phnom Penh (askanews) - Esattamente quaranta anni fa la storia della Cambogia è cambiata per sempre. Il 17 aprile del 1975 gli khmer rossi arrivarono nella capitale Phnom Penh, mettendo in fuga la giunta militare che era appoggiata dagli Stati Uniti. Chung Kong era un insegnante di francese e quel giorno, come molti altri, non immaginava l'orrore che la Cambogia avrebbe vissuto con il regime di Pol-Pot che determinò lo sterminio di un quarto della popolazione."Quando i carri armati entrarono a Phnom Penh, la gente per strada era in festa, sventolavano bandiere per tutta la città", ricorda Kong che come tutti gli altri fu subito sfollato e spedito in campagna per lavorare la terra. Fu uno degli esodi forzati più sconvolgenti della storia recente, nel giro di pochi giorni Phnom Penh era diventata una città fantasma."Una marea umana era in marcia per abbandonare la città, portavamo riso e pochi bagagli perché i soldati avevano parlato di un'evacuazione per pochi giorni", ricorda ancora Kong che nei quattro anni di terrore rosso ha perso 16 familiari. La scuola dove insegnava francese diventò una prigione per gli oppositori al regime. Oggi è diventata un memoriale del genocidio cambogiano"Non ci metterò mai piede, sono ancora scioccato da come abbiano potuto cancellare un luogo di conoscenza con l'ignoranza e la morte", spiega. Morti di stenti o di fame, di malattia o vittime di torture o di esecuzioni: due milioni di cambogiani sono scomparsi prima dell'intervento del Vietnam nel 1979.