Bologna (askanews) - "Quello delle scommesse sportive nel mondo, ha detto Marco Brunelli, direttore generale della Lega Serie A, commentando l'indagine dei carabinieri di Napoli che ha portato all'arresto di 10 persone per aver truccato alcune partite del campionato di calcio di serie B della stagione 2013-2014. Brunelli, a margine della presentazione a Bologna della fase finale del Campionato Primavera Tim 2015/2016, ha spiegato che si tratta è un "fenomeno estremamente complesso" che produce un fatturato annuale di 150 miliardi di euro, l'80% del quale riguarda giocate sui mercati asiatici fatte prevalentemente on-line. I "comportamenti criminali", come quello emerso dalle indagini di Napoli, vanno perseguiti dagli organi competenti, ma devono considerarsi "casi isolati".

Per questo la Lega Serie A ha chiesto alla Federazione di inserire come requisito obbligatorio per iscrizione al campionato la partecipazione a corsi di formazione per i ragazzi delle squadre Allievi e Primavera.

"Bisogna formare, informare soprattutto i ragazzi di cose banalissime che spesso sfuggono - ha spiegato Brunelli -. In Italia abbiamo le regole più severe e rigide sia dal punto di vista penale che dal punto di vista sportivo. Oggi un ragazzo tesserato di una società italiana che scommette su una qualsiasi partita di un campionato di qualsiasi parte del mondo rischia 3 anni di squalifica. Molti di questi ragazzi non lo sanno". Qualche giovane promessa del calcio - come ha ricordato il dirigente sportivo - negli anni scorsi è stato squalificato per aver postato su Facebook la ricevuta di una vittoria per una giocata fatta con gli amici in modo del tutto ingenuo.

"Attorno ai calciatori anche i giovani gira tanta gente, nel 99% dei casi si tratta di persone totalmente in buona fede, ogni tanto ci sono segnali che vanno colti perché ci sono anche persone non in buona fede - ha aggiunto -. La parte repressiva è affidata alle autorità di pubblica sicurezza, ai magistrati e ai giudici, e per la parte sportiva agli organi di giustizia sportiva. Le organizzazioni sportive invece hanno un grande compito a monte, nel cercare di educare e di far capire che cosa si può fare, che cosa non si deve fare e come vanno tenute le attenne dritte per rendersi conto di quello che succede attorno".