Brasilia (askanews) - "Mi sento indignata per questa decisione, sono vittima di una profonda ingiustizia, ma non mi lascerò abbattere, la lotta è appena cominciata. Ho il coraggio e la forza necessari per affrontarla". Si è difesa così la presidente del Brasile, Dilma Rousseff dopo il voto della Camera dei deputati brasiliana in favore della sua destituzione, seguito all'accusa di impeachmpent per una presunta manipolazione del bilancio statale per fare sembrare più basso il deficit, una posizione peggiorata dalla successiva nomina a ministro dell'ex presidente Lula, indagato con l'accusa di corruzione nell'ambito dello scandalo Petrobras. Le tangenti pagate dal gruppo petrolifero ai dirigenti del partito dei lavoratori, quelli di Lula e della Rousseff, sarebbero servite - secondo l'accusa - proprio a finanziare le loro campagne elettorali.La maggioranza semplice al Senatoalla consultazione attesa a maggio (41 su 81 voti), sarebbe sufficiente per l'apertura dello stato d'accusa per "crimine di responsabilità" e per l'allontanamento dal potere per 180 giorni, in attesa del verdetto finale sull'impeachment, che necessiterà di una maggioranza dei dueterzi del Senato.Se il Senato metterà la presidente in stato d'accusa il vicepresidente Michel Temer, 75 anni, ex alleato centrista di Dilma e oggi nemico, assumerà le funzioni di presidente e nominerà un governo di transizione.Difendendosi da ogni accusa, Rousseff ha ricordato che le operazioni sul budget del Brasile di cui è accusata "sono state eseguite da tutti i presidenti" prima di lei "e sono state considerate legali". "A me è stato riservato un trattamento mai usato contro nessuno", ha aggiunto, sottolineando che non pesa su di lei "alcuna accusa di arricchimento illecito" né di "contiall'estero".(Immagini Afp)