Roma, (TMNews) - Nera, di umili origini, ha imparato a leggere e scrivere a 16 anni, ecologista, raccoglitrice di caucciù a 10 anni e donna di servizio come primo lavoro: questo il ritratto in pillole di Marina Silva, candidata alle elezioni presidenziali brasiliane in programma il 5 ottobre. Un curriculum perfetto per diventare la prima leader nera del paese più meticcio al mondo.Ma a differenza di Barack Obama, che ha ricevuto il 93% dei voti dei neri degli Stati Uniti per la sua rielezione nel 2012, la co-favorita nella corsa alla presidenza del Brasile non riesce a conquistare l'elettorato nero e meticcio brasiliano.Quest'ultimo preferisce infatti votare la presidente uscente Dilma Rousseff, una bianca uscita dalla classe media, e il suo Partito dei lavoratori al potere dal 2003, le cui politiche sociali e contro la discriminazione hanno fatto molto di più per loro, di chiunque altro dall'abolizione della schiavitù nel 1888.Marina, come la chiamano i suoi sostenitori, non è certo una novella della politica brasiliana: ex militante del Partito dei lavoratori e ministra dell'Ambiente sotto il governo Lula, è entrata in contrasto con il partito nel 2009 e da allora si batte sotto la bandiera dei Verdi. Evangelista e più giovane senatrice della storia della politica brasiliana a 36 anni, Silva è contraria alla legalizzazione delle droghe e alle nozze gay. Nel più grande paese cattolico al mondo, si è detta nel 2010 contro l'aborto, ma di recente ha precisato che sarebbe pronta a sottoporre la questione a un referendum. Posizioni troppo "confuse", secondo i suoi detrattori.