Roma, 15 sett. (askanews) - Glielo avevano chiesto in tanti: andare a Mèlito Porto Salvo per testimoniare vicinanza alla ragazzina stuprata per anni dal branco. E la ministra per le Riforme Maria Elena Boschi in effetti è scesa a Reggio Calabria a fare atto di presenza e anche qualcosa di più. Boschi ha incontrato il prefetto, l'arcivescovo, le associazioni, le forze dell'ordine, l'autorità giudiziaria. Bisogna, ha detto, abbattere il "muro del silenzio" perchè "sono coloro che compiono atti di violenza a doversi vergognare e non chi la subisce".

La storia è quella tristissima della ragazzina, ribattezzata 'Maddalena' dai media, per anni stuprata da un gruppo di uomini in un clima di omertà totale nel paese; è stata alla fine salvata dalla scuola. "Credo sia importante - ha detto la ministra - dare un segnale forte e rompere il muro del silenzio perchè chi è vittima di violenza sappia che non deve vergognarsi. Devono vergognarsi coloro che compiono atti di violenza".

Ma la visita aveva anche l'ambizione di tracciare qualche linea guida per il futuro, a partire dall'educazione in casa e a scuola: "Credo sia importante il lavoro che comincia oggi sull'educazione soprattutto al rispetto, alla parità di genere, al rispetto delle donne e al contrasto di ogni forma di discriminazione e di violenza, che comincia dalle famiglie e dalla scuola soprattutto" ha detto Boschi.

La ministra intanto ha preso l'impegno a riaprire il centro d'ascolto nel liceo dove la ragazzina studiava. Una goccia nel mare, però; la lotta alla violenza nelle scuole dovrebbe coinvolgere l'Italia intera.