Milano (askanews) - Le donne giraffa sono tornate a casa. Dopo anni di esilio in Thaiandia, hanno attraversato il confine per rientrare in Brimania. Sono Kayan, una minoranza entrata in conflitto negli anni novanta col regime militare, sono fuggiti nel paese vicino. Nei villaggi di confine queste donne sono sopravvissute come attrazioni turistiche, per via della loro particolarità: come vuole la tradizione della tribù, fin da bambine le donne sono abituate a portare indosso grandi anelli d'ottone, via via sempre di più con l'età. L'effetto allungamento del collo è solo illusorio in realtà. Sono le spalle ad essere spinte in basso dal peso dei gioielli. Mu Par, insieme a tante altre, ha aperto un mercatino artigianale dove si vendono i prodotti tipici della loro tradizione."Se riusciamo ad attirare molti turisti forse tutti i kayan rientreranno in patria", dice Mu Par. "Non avevo lavoro, quindi ho allestito questo banco che gestisco da due mesi. Per ora gli affari non vanno molto bene", dice Mu Htwe. Alcuni tour operator stanno puntando sul turismo sostenibile legato alla tradizione delle donne giraffa, mettendo da parte l'idea dell'attrazione turistica."Chiedere di mettersi in posa per una foto dà l'impressione di trovarsi allo zoo - spiega il presidente dell'associazione che promuove il turismo in Birmania - l'acquisto dei loro prodotti, di cibo o oggetti d'artigianato può al contrario servire per sostenerle"Negli ultimi cinque anni è raddoppiato il numero di turisti in Birmania. Gli operatori contano molto sul nuovo corso politico per far crescere il settore. E anche le donne giraffa sperano che questa fase di apertura possa finalmente dare una svolta alla loro vita.(immagini AFP)