Dacca (TMNews) - Le autorità del Bangladesh si rifiutano di chiudere le fabbriche tessili giudicate pericolose dagli ispettori della sicurezza: il nodo del contendere riguarda la robustezza del cemento utilizzato nelle costruzioni.Gli ispettori sono figure indipendenti assunte nel quadro di una campagna di sicurezza finanziata da grandi marchi occidentali, avviata dopo il crollo del complesso del Rana Plaza, l'incidente alla periferia della capitale nel quale persero la vita 1.138 persone.L'Ispettore generale delle fabbriche del Bangladesh, Syed Ahmed, ha annunciato che il suo servizio si rifiuta di ispezionare o chiudere sei fabbriche con centinaia di operai, giudicate pericolose dagli ispettori: "Finché non sarà risolta la questione della robustezza del cemento, non chiuderemo più alcun laboratorio indicato da Accord", ha concluso il funzionario.Le chiusure delle fabbriche hanno suscitato la collera degli imprenditori tessili del paese, persone di grande influenza politica, e provocato la cancellazione di 10mila posti di lavoro, con conseguenti manifestazioni e proteste. Il Bangladesh è il secondo esportatore mondiale del settore.Secondo alcune stime, se le raccomandazioni degli ispettori fossero rispettate, circa il 40-50% dei laboratori tessili dovrebbe chiudere.