Roma, (askanews) - Cosa prevede il ddl Cirinnà per le convivenze di fatto? Lo spiega l'avvocato Maria Alessandra Livi, docente di diritto privato e della famiglia presso l'Università degli Studi La Sapienza di Roma."La seconda parte del ddl Cirinnà disciplina la convivenza di fatto e riguarda sia le coppie omosessuali che eterosessuali. L'importanza è dare finalmente un riconoscimento a queste situazioni di fatto, anche queste considerate formazioni sociali nelle quali l'individuo sviluppa la propria personalità, quindi ai sensi dell'articolo 2 della Costituzione. Rispetto a queste situazioni esistono già dei provvedimenti normativi sparsi nel sistema, per esempio in materia di fecondazione assistita o di consultori familiari. Esiste poi una disciplina ricavabile dalle interpretazioni giurisprudenziali che già a partire dal 1988 per esempio hanno riconosciuto il diritto di succedere nel contratto di locazione. Questo disegno di legge quindi non fa altro che sistematizzare degli interventi sparsi del legislatore e anche giurisprudenziali"."Quali sono i punti più significativi" spiega Livi: "sono il diritto al mantenimento nell'ipotesi dello scioglimento della convivenza di fatto, che viene disciplinato richiamando le norme del codice civile per la separazione personale, quindi la causa di scioglimento non deve essere imputabile a una delle due parti. E poi viene parametrato alla durata della convivenza. Il diritto agli alimenti invece riguarda l'ipotesi che ci sia uno stato di necessità economica del convivente. Anche qui l'assegno è temporalmente limitato e in funzione della durata della convivenza. In ogni caso la convivenza può essere sciolta unilateralmente da una delle due parti anche nell'ipotesi in cui ci sia stato un contratto di convivenza: questo non vincola, perché rimane personale e libera la volontà delle parti di rimanere o meno unite".