Torino (askanews) - La vicenda dell'omicidio di Bruno Caccia, il procuratore capo della Repubblica di Torino ucciso il 26 giugno del 1983 con 14 colpi di pistola, arriva a una svolta dopo 32 anni. La polizia di Torino ha infatti arrestato Rocco Schirripa, nato 62 anni fa a Gioiosa Jonica ma residente a Torino, dove fa il panettiere, accusato di essere uno dei due esecutori materiali dell'omicidio. Le indagini sono iniziate a luglio, coordinate dalla Procura di Milano, in particolare dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dal sostituto procuratore Marcello Tatangelo.A quanto ricostruito dagli investigatori è stata una lettera anonima a incastrare Schirripa. La svolta nelle indagini è arrivata dopo la concessione degli arresti domiciliari per motivi di salute a Domenico Belfiore, già condannato all'ergastolo come mandante del delitto. La squadra mobile di Torino ha inviato agli uomini della sua cerchia una lettera anonima con una fotocopia dell'articolo de "La Stampa" dell'epoca dedicato all'ordine di arresto: sul retro c'era il nome di Rocco Schirripa.L'escamotage ha mandato in fibrillazione gli uomini, che hanno accolto la lettera con "viva preoccupazione". Dalle intercettazione ambientali e telefoniche è arrivata la "confessione extragiudiziale" dello stesso Schirripa. Per gli inquirenti milanesi non ci sono dubbi: quella sera i due, sfruttando "l'umana debolezza" di Caccia che ogni sera amava fare lunghe passeggiate con il cagnolino, si erano appostati in macchina vicino alla casa del magistrato. Secondo le ricostruzioni fu Schirripa a dare a Caccia il colpo di grazia.