Roma, 30 giu. (TMNews) - C'è un'altra Romania che piace all'Italia. Non solo quella legata all'industria manifatturiera e al terziario, ma anche quella del vino. Con gli oltre 4 milioni di ettolitri l'anno di produzione, il territorio romeno si propone come nuova meta di coltivazione e investimento e gli imprenditori e le grandi cantine italiane se ne sono accorti, assicura Marinela Ardelean, doppia cittadinanza, Brand Manager, giovane emergente e primo sommelier di Romania per il 2014."Bisogna fare una divisione tra vini internazionali e vini autoctoni, tra questi ultimi il Feteasca Neagra e il Feteasca Regala sono quelli più apprezzati, tra quelli internazionali il Merlot, il Cabernet sauvignon e il Savignon blanc".In occasione della presentazione "I fantastici 50 vini della Romania" a Roma è stata realizzata, in collaborazione con Franco Maria Ricci, presidente della Fondazione Italiana Sommelier e direttore di Bibenda, la prima degustazione dei vini romeni in Italia. Un settore con moltissime potenzialità sia per i vitigni internazionali sia per quelli autoctoni: nel 2013 risultavano registrati 78 vini con denominazione Doc, 58 Ig e un totale di 136 produttori di vino. Dati che non sono sfuggiti ai produttori italiani."Grandi nomi, come Antinori e Ferrari, piuttosto che grandi imprenditori dall'Umbria, dal Sud Tirol, da Conegliano, dal Friuli, hanno investito, ma anche di piccoli viticoltori che stanno avendo risultati importanti. Il mercato della Romania risulta molto appetibile per i produttori italiani. Inzialmente l'acquisto dei terreni era l'affare a maggiore margine, adesso, invece oltre l'80% delle aziende produce vino soprattutto per il consumo interno ma anche per l'esportazione non solo con i vitigni internazionali ma soprattutto quelli locali. Il Feteasca Regala e il Feteasca Neagra, a bacca bianca e nera, che riescono a dare più soddisfazione agli enologi che ai produttori italiani".Le cantine di proprietà italiana che operano in Romania sono: Vitis Metamorfosis, Vinarte, Petro Vaselo, La Sapata, Villa Vinea. Una nuova frontiera del settore vinicolo, come all'epoca della Dacia Felix dell'impero romano, in cui si punta sia sull'estero e sulle esportazioni, sia sulla qualità del prodotto per il mercato interno."Il consumo interno diventa semper più di qualità, di conseguenza anche il produttore dedica sempre maggiore attenzione a questi aspetti. Ma anche l'estero inizia ad apprezzare e riconoscere la territorialità, la diversità e la storicità che la Romania ha da offrire al mercato internazionale. Possiamo parlare di un'espansione verticale".