Milano (askanews) - Sabato 27 giugno sono attese più di 50mila persone al "Milano Pride", la parata annuale organizzata dal Coordinamento Arcobaleno per rivendicare l'autodeterminazione del proprio percorso di vita, chiedere diritti ed eguaglianza e denunciare omotransfobia e razzismo."Questa è una manifestazione di chi concepisce la civiltà, i diritti non sono una prerogativa di pochi ma una necessità di tutti e tutti devono sentirsi coinvolti. Il pride non è una manifestazione di gay, lesbiche, bisessuali, transgender, queer, intersessuali e asessuali, è una manifestazione di civiltà che richiede civiltà e vuole portare una dimostrazione di civiltà, quindi tutti i cittadini che credono in questi valori debbono sentirsi coinvolti". Così Fabio Pellegatta, presidente di Arcigay Milano, ha presentato oggi l'evento che segna il culmine della settimana di iniziative e appuntamenti promossi dal Coordinamento Arcobaleno, che vede per la seconda volta il patrocinio del Comune e per la prima volta quello del Consiglio regionale lombardo.In merito all'annunciato presidio "per difendere la famiglia" organizzato da Forza Nuova in contemporanea al "Pride", Pellegatta appare molto sereno: "il Pride è un'iniziativa che porta se stessa, che non nasce in contrapposizione di niente, che porta dei valori e non toglie dei valori, che non nasce contro qualcuno e per qualcos'altro: portiamo solo le nostre vite e la nostra volontà di autodeterminarci e i nostri affetti: gli altri possono fare quello che vogliono, sarà un problema loro, se nascono in contrapposizione nostra è perché probabilmente hanno qualche problema".A chi è solito definire l'annuale parata dell'orgoglio LGBTQIA come una "manifestazione oscena", il presidente dell'Arcigay meneghina replica che "il non essere in grado di accettare come ognuno può esprimere il proprio corpo e la propria vita, evidentemente è una limitazione e dobbiamo pensarci tutti: è un segno di incapacità e di un percorso culturale che tutti dobbiamo fare per sapere accettare ogni persona per quello che è. Se non sappiamo farlo vuol dire che dobbiamo ancora crescere tutti".