Milano (askanews) - La Triennale al meglio delle proprie possibilità. E' questa la sensazione che si prova entrando nella mostra "Comunità Italia - Architettura, città e paesaggio dal dopoguerra al Duemila", un'esposizione che mette in evidenza tutte le specificità della ricerca portata avanti dell'istituzione milanese. A curarla, insieme a Marco Biraghi, l'architetto Alberto Ferlenga. "La storia del Paese - ci ha detto - si riflette nella storia del paesaggio. Il paesaggio, con le sue ferite e i suoi pregi riflette la storia, è fatto dalla storia".Una storia che nella mostra viene raccontata attraverso una video installazione artistica, ma che soprattutto emerge dagli oggetti e dai luoghi che si snodano sinuosi nel piano terra del Palazzo di Giovanni Muzio, oltre che dalla forza delle diverse stanze multimediali."Gli architetti presentati in questa mostra - ha aggiunto Ferlenga - attraverso modelli o disegni, esprimono una ricchezza di linguaggi che nessun'altra nazione al mondo ha espresso in architettura in quel tempo, ma sono legati da un'idea di cura e rispetto nei confronti del territorio, nei confronti dei luoghi da cui le loro architetture derivano e in cui queste si ricollocano. La comunità per noi è questa, questo senso di appartenenza molto forte che in alcuni momenti ha costituito la cifra dell'architettura italiana anche all'estero".Una comunità che, in senso traslato, è anche quella che tiene insieme le tre mostre attualmente in corso in Triennale, sulla moda, l'arte contemporanea e ora l'archiettura del nostro Paese, come ci tiene a sottolineare Claudio De Albertis, presidente della Triennale. "Questa - ci ha spiegato - mi sembra la migliore maniera possibile per aprirsi alla grande stagione dell'anno prossimo, quando la Triennale ospiterà, dopo vent'anni, la XXI edizione della Triennale Internazionale, questo Design after Design che sarà una profonda riflessione critica sulla progettualità. Il design proprio inteso come capacità e creatività progettuale".In attesa del grande evento del prossimo anno, per ora si può, fino al 6 marzo 2016, cominciare a riguardare le molteplici forme culturali del paesaggio italiano.