Roma, (askanews) - Almeno 200 milioni di donne e di bambine hanno subito mutilazioni genitali femminili in 30 paesi. Sono i dati allarmanti del nuovo rapporto Unicef, pubblicato in occasione della Giornata Onu contro le mutilazioni genitali femminili, da cui emerge che la metà di quelle che hanno subìto questa pratica atroce vive in tre paesi: Egitto, Etiopia e Indonesia.Secondo i dati, 44 milioni sono bambine e adolescentifino a 14 anni e in questa fascia di età, la prevalenza maggiore è stata riscontrata in Gambia, con il 56%, Mauritania con il 54% e Indonesia. I paesi con la più alta prevalenza tra le ragazze e le donne tra i 15 e i 49 anni sono la Somalia, la Guinea e il Gibuti. E il dato più atroce è che in molti paesi si subiscono mutilazioni genitali prima dei 5 anni.I dati sono aumentati rispetto al 2014, a causa della crescita della popolazione. E' un problema mondiale, una grave violazione dei diritti umani, delle donne, delle ragazze e delle bambine. Determinare l'ampiezza della diffusione di questa pratica non è facile, perché molti governi non diffondono le statistiche a livello nazionale, ma è fondamentale per eliminarla. Dal 2008 a oggi, oltre 15mila comunità e distretti in 20 paesi hanno pubblicamente dichiarato di voler abbandonare le mutilazioni genitali femminili e 5 paesi hanno varato leggi a livello nazionale per metterle al bando. Ma non è abbastanza. Se l'attuale trend continuerà, afferma l'Unicef, che insieme al Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione coordina il programma mondiale più ampio per eliminare questa pratica, nei prossimi 15 anni il numero di bambine e donne continuerà a crescere.