New York (askanews) - Dalle 13.16 ora di New York del 30 settembre 2015 la bandiera della Palestina sventola alle Nazioni Unite. Una breve cerimonia alla quale hanno partecipato il segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon e il presidente dell'Autorità palestinese Abu Mazen ha completato una delle giornate più felici, complesse e tormentate per la storia del popolo palestinese.Una giornata iniziata con uno strappo quando, nel suo intervento all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, Abu Mazen, dopo avere invitato a porre fine a quella che ha definito la più lunga occupazione della storia, ha dichiarato che l'Anp non intende più continuare a essere legata agli accordi di Oslo, firmati con Israele nel 1993, che avevano posto le basi per la soluzione dei due stati con l'obiettivo di porre fine al lungo conflitto ebraico-palestinese."Comportandosi in questo modo Israele non ci lascia altra scelta. Non possiamo restare noi gli unici obbligati a rispettare gli accordi che Israele viola sistematicamente. Per questo dichiariamo che non possiamo continuare a essere legati a questi accordi e che Israele si deve assumere la sua piena responsabilità come forza di occupazione".A stretto giro di posta, la replica del premier israeliano Benjamin Netanyahu che ha denunciato come "menzognero" il discorso tenuto dal presidente palestinese all'Assemblea dell'Onu.Diverse le reazioni, com'era logico aspettarsi, registrate a Ramallah, nei Territori palestinesi."Il discorso del presidente ha espresso tutto quello che sentono i palestinesi, ha detto Tayeb Abdel Rahim, segretario alla Presidenza dell'Anp. Le forze di occupazione non vogliono uno Stato palestinese e il governo di destra israeliano sta ostacolando in tutti i modi il processo di pace".Sulla stessa linea le dichiarazioni dei cittadini di Ramallah."Perché solo noi, come Stato palestinese, ribadisce una donna, dovremmo rispettare gli accordi mentre quegli altri non lo fanno? Il discorso di Abu Mazen deve diventare uno strumento di pressione perché se gli israeliani vogliono davvero vivere in pace con noi, che è quello che noi vogliamo, devono impegnarsi a rispettare gli accordi internazionali".Ma non mancano anche le voci degli scontenti, quelli che accusano Abu Mazen di eccessiva timidezza."Il discorso non si è rivelato all'altezza delle aspettative del popolo palestinese, sottolinea un ragazzo. Ci aspettavamo che comprendesse anche altri aspetti, che fosse più duro e che mettesse maggiore pressione su Israele".Il cammino per porre fine, con un compromesso accettabile, a quella che Abu Mazen ha definito come la più lunga occupazione della storia appare ancora molto lungo, complesso e tormentato.(Immagini Afp)