Kabul (askanews) - Un soldato afgano geme con una smorfia di dolore mentre un infermiere medica la sua gamba destra crivellata di colpi, bersagliata dai fucili dei talebani. Eppure il suo nemico potrebbe essere proprio nella branda accanto. Nell'ospedale militare di Kabul, infatti, non ha importanza se si sta dall'una o dall'altra parte del fronte: soldati e ribelli talebani vengono curati senza distinzione, ma non tutti ne sono felici."Il governo ci tratta in pratica come dei talebani ma cosa possiamo farci? Un bel niente - dice questo militare - questa è la volontà di chi ci governa, è molto difficile per noi"."Quando siamo al fronte - dice quest'altro soldato - non pensiamo ad altro che a fare piazza pulita dei nostri nemici. Non ci preoccupiamo per i nostri familiari ma ci preoccupiamo solo di sbarazzarci della minaccia e ristabilire la sicurezza".Le autorità di Kabul dicono che non fanno altro che applicare le norme di diritto internazionale, inclusa la Convenzione di Ginevra che dispone in merito al trattamento dei prigionieri di guerra. Inoltre, c'è un rovescio della medaglia, come spiega la direzione sanitaria dell'ospedale, perché una volta dimessi i talebani potranno dire agli altri combattenti che chi li ha curati ha agito da bravo musulmano."Il nostro compito - spiega il dottor Nasruddin - è quello di curare i pazienti, qualsiasi essi siano, perché il lavoro di un medico non è quello di un procuratore e quindi, anche se i nostri pazienti sono degli insorti, vengono curati come gli altri e solo dopo inviati alle autorità competenti per essere giudicati".Per ora i manager dell'ospedale, vero e proprio fiore all'occhiello della sanità afgana con oltre 400 posti letto, giurano che nessun miliziano dell'Isis è mai stato ricoverato nella loro struttura ma se mai dovesse succedere loro non si rifiuterebbero di curarlo, perché il giudizio spetta ai pubblici ministeri, non ai medici.(Immagini Afp)