Kunduz, Afghanistan (askanews) - Mohammad Jawad sembra un boy scout. Invece, a 19 anni, è il comandante di una delle centinai di unità di autodifesa antii talebane organizzate dal governo afgano e finanziate dagli Stati Uniti. Create a partire dal 2010, i reparti sono formati dagli stessi abitanti dei villaggi che devono proteggere.A Kunduz, Mohammad ha preso in mano il commando delle unità locali dopo la morte del padre, ucciso nel corso di un viaggio a Kabul all'inizio del 2015."Dopo la morte da martire della fede di mio padre, sono stato nominato suo successore. Ho preso il suo posto e combatto contro il nemico con l'aiuto della mia gente e il sostegno militare del governo".Le unità di autodifesa afgane sono spesso impegnate nella prima linea di combattimento contro i talebani, soprattutto nella regione di Kunduz, snodo strategico dell'Afghanistan settentrionale, in queste settimane al culmine della stagione dei combattimenti che si sovrappone a quella estiva e primaverile, la prima dopo la partenza dei contingenti militari della Nato.Questi reparti sono stati più volte accusati di essere solamente delle milizie e di comportarsi come tali, al di fuori da disciplinate regole di ingaggio, mosse dall'avidità di una buona paga, per gli standard afgani almeno, e dalla sete di vendetta. Mohammad non è d'accordo."Le unita di autodifesa hanno giocato un ruolo importante a Kunduz, riportando l'ordine in città dato che conoscono bene i villaggi, a differenza del nemico. Abbiamo riportato la pace e la sicurezza".Parole troppo volte ascoltate in quella terra dilaniata e tormentata da decenni di conflitti e guerre intestine.(Immagini Afp)