Milano (askanews) - "Il romanzo è un dannato killer - scriveva Don DeLillo in una lettera a David Foster Wallace - e cerco sempre di dimostrargli il mio rispetto". Una frase che sembra trovare conferma nelle cronache letterarie degli ultimi mesi, che hanno visto diversi pesi massimi della letteratura internazionale annunciare il proprio ritiro dalla scena della narrativa. Clamorosi i casi di Philip Roth, monumento vivente a quella chimera che chiamiamo grande romanzo americano, e di Alice Munro, fresca di premio Nobel per i suoi magnifici racconti di ragazze in fuga. A loro si aggiunge ora anche un altro Nobel, il tedesco di Danzica Gunter Grass, premiato a Stoccolma nel 1999, che in un'intervista al quotidiano locale "Passauer Neue Presse" ha annunciato il suo addio al romanzo. "Sono troppo vecchio - ha detto - ho ormai 86 anni e non credo che riuscirò a scrivere ancora un romanzo".Nato nel 1927, Grass ha ottenuto notorietà internazionale nel 1959 con il suo romanzo d'esordio, "Il tamburo di latta", storia surreale ed epica sulla Germania del Novecento, che è poi diventata anche un film premiato con la Palma d'Oro a Cannes nel 1979. La riflessione sul destino del proprio Paese è stato sempre al centro dell'opera di Grass, venuto poi agli onori delle cronache, lui storicamente uomo di sinistra, dopo aver raccontato di una militanza giovanile nelle SS. Le polemiche intorno alla sua figura, insomma, non sono mai mancate ed è probabile che anche questo annuncio di ritiro possa suscitarne di nuove. Ma forse le polemiche fanno meno paura rispetto a quel killer chiamato romanzo e al peso che scrivere porta con sé.