Amatrice, 30 ago. (askanews) - Una cerimonia resa ancora più triste dalla pioggia che oggi ha tormentato Amatrice: così le esequie solenne delle vittime del sisma nel reatino, davanti a ventotto bare, solo una piccola parte del totale; due bare sono bianche

I nomi però ci sono tutti, quelli di tutti i 242 morti dei paesi del Lazio, letti uno ad uno del vescovo di Rieti Domenico Pompili. Ci sono tutte le autorità dello Stato, da Renzi a Mattarella a Grasso a Boldrini, i sindaci dei paesi coinvolti, e i parenti delle vittime. Tutti sotto la tensostruttura tirata su in poche ore contro la pioggia, per preparare questo funerale che in origine avrebbe dovuto svolgersi a Rieti, e che è stato riportato in paese in omaggio alle famiglie.

Le polemiche investono anche l'omelia di monsignor Pompili. "Il terremoto non uccide. Uccidono le opere dell'uomo!" ha detto il vescovo, invitando però a non fare querelle politiche sulla ricostruzione.

In silenzio i familiari e la folla di persone arrivate per dare l'ultimo saluto. Una folla che non entrava tutta sotto il tendone e che si è raccolta intorno al piazzale, sotto gli ombrelli a ripararsi dalla pioggia. E alla fine, un'ondata di palloncini bianchi raggiunge il cielo, a ricordare i tanti bambini morti fra Amatrice e Accumoli.