Roma, (askanews) - E' un documentario il primo film italiano in concorso alla Mostra del cinema di Venezia: "Spira Mirabilis", diretto da Massimo D'Anolfi e Martina Parenti e in arrivo nelle sale dal 22 settembre. Un film definito dagli stessi registi una "sinfonia visiva", tante storie molto diverse tra loro: da una piccola comunità Lakota che resiste a una società che li vuole annientare, alle statue del Duomo di Milano sottoposte a una continua rigenerazione, a una coppia di musicisti inventori di strumenti-scultura, fino allo scienziato cantante giapponese che studia la Turritopsis, una piccola medusa immortale, e la narrazione de "L'Immortale" di Borges.

Per i registi è un omaggio alla ricerca e alla tensione verso l'immortalità, un inno alla parte migliore degli uomini. "Spira Mirabilis alla fine è un film che racconta dell'accettazione della morte, è una cosa con cui tutti prima o poi devono fare i conti". "Ci interessava come aspirazione a ciò che gli uomini hanno di meglio in se' stessi, per questo volevamo fare un film su cio' che di meglio possiamo lasciare agli altri, i protagonisti non sono degli eroi, il loro è un eroismo quotidiano, la ricerca del meglio in ciò che fanno, come facciamo noi, da artigiani nel nostrio lavoro. E' un inno alla ricerca e al meglio di se'.

E sulla scelta del loro film per il concorso: "Alberto Barbera e i selezionatori hanno avuto coraggio, noi sappiamo di essere dei piccoli ufo".

Loro lavorano insieme da oltre dieci anni, e pensano i loro documentari in una logica fuori dall'industria del cinema. "La cosa fondamentale per noi è ridare dignità e bellezza alle persone che ci fanno il regalo di darsi nel film, non solo alle persone anche alle statue,a lla natura, alle meduse..."