Roma, (askanews) - La mobilitazione è iniziata. Ora però bisogna gestire la macchina organizzativa. Parrocchie, conventi, monasteri, santuari, sono pronti ad aprire le loro porte ai profughi, così come richiesto da Papa Francesco. Ma le difficoltà non mancano anche se la disponibilità all'accoglienza sembra alta. Come spiega ad askanews il direttore della Caritas diocesana, monsignor Enrico Feroci, parlando della situazione a Roma. "Abbiamo già avuto parecchie telefonate di offerta. Mi sembra che una certa sensibilità stia crescendo, da parte di famiglie, parrocchie, albergatori. C'è ovviamente uno smarrimento di fronte a una situazione del genere perchè nessuno di noi è preparato a prendere un immigrato dentro la propria casa".Il problema maggiore è organizzativo e di spazio, soprattutto nel centro della capitale dove le singole parrocchie non hanno locali sufficienti ma le offerte dei fedeli potrebbero contribuire al pagamento di un affitto. In una prima fase, dunque, fino al 30 settembre si terrà una sorta di censimento delle disponibilità per la prima accoglienza di chi arriva in Italia, soprattutto eritrei, somali, afgani. Monsignor Feroci sarà il referente: "Saremo l'interfaccia con le istituzioni pubbliche. Le parrocchie devono far riferimento a noi".Tuttavia, tanti dubbi restano. "Molti mi domandano: ma quanto tempo rimarranno? Chi sarà il responsabile? Parlerò con la prefettura che mi dirà ciò che dobbiamo fare e aiuterò i parroci".