Roma, (askanews) - Presentato al Festival di Cannes alla Quinzaine des Réalisateurs, "Fiore" di Claudio Giovannesi, al cinema dal 25 maggio a Roma e Milano e dal primo giugno nel resto d'Italia. Il film è ambientato in un carcere minorile, dove una ragazza, Daphne, detenuta per rapina, si innamora del giovane rapinatore Josh. Ma in carcere maschi e femmine non si possono incontrare, l'amore è vietato, e la loro relazione vive nella clandestinità.

Claudio Giovannesi spiega il titolo del film: "Cercavamo un'immagine il più semplice possibile di innocenza e femminilità, che sono i temi del film".

"Fiore" racconta il desiderio d'amore di una adolescente. I ragazzi nel carcere sono attori non professionisti, molti ex detenuti e la maggior parte del film è stata girata nel carcere minorile dell'Aquila, rimasto vuoto dopo il terremoto. Nonostante l'ambientazione, però, non ha un intento sociologico, ha detto il regista, l'idea è nata proprio dopo aver scoperto che nel carcere minorile di Roma c'era questo divieto d'incontro tra maschi e femmine.

"Quindi lì è il conflitto classico tra desiderio e legge in cui l'amore è vietato e quella è poi la condizione reale del carcere, la mancanza d'amore"."Era un modo per raccontare di nuovo gli adolescenti, che vivono i sentimenti come amicizia e amore in maniera pura ed esasperata, volevamo fare un film che emozionasse".

Nel cast c'è anche Valerio Mastandrea, nel ruolo del padre di Daphne, e tra i produttori del film.

"Produrre oggi significa collaborare, mi piacerebbe fare il produttore come una volta, metterci i soldi, rischiare, ma non ce li ho, lo interpreto più come partecipare a lavori in cui si intravede un potenziale, qualcosa di affascinante".