Reggio Emilia (askanews) - Gli artigli della 'ndrangheta graffiavano anche il tessuto economico della ricca Emilia Romagna dove i carabinieri hanno condotto una maxioperazione animafia che ha portato in carcere 117 persone (alcune anche in Lombardia e Calabria). Altri 46 provvedimenti sono stati emessi dalle procure di Catanzaro e Brescia.Tra i fermati anche alcun nomi noti come il consigliere comunale di Reggio Emilia Giuseppe Pagliani, di Forza Italia, il sindaco di Mantova Nicola Sodano e Giuseppe Iaquinta, padre dell'ex calciatore della Juventus. Nell'ambito di quest'inchiesta, inoltre, in passato era stato sentito, in qualità di persona informata sui fatti, l'attuale sottosegretario della Presidenza dei ministri, Graziano Delrio, per anni sindaco di Reggio Emilia.Le parole del procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti. "Si affianca questo intervento a quelli fatti dalla Dda di Milano e che hanno portato a sentenze definitive. Anche qui c'è da augurarsi che il processo si celebri e si definisca al più presto perché i cittadini onesti, che sono la stragrande maggioranza, attendono una risposta giudiziaria definitiva, dopo quest'intervento che era necessario e doveroso".Il clan al centro del complesso sistema malavitoso, che aveva ramificazioni anche all'estero, è quello dei Grande Aracri di Cutro nel Crotonese. In manette sono finiti Ernesto e Domenico Grande Aracri, fratelli del boss già detenuto Nicolino, detto "Mano di gomma".L'inchiesta si è concentratra in gran parte sulla ricostruzione post-terremoto del 2012 e su alcune aziende emiliane colluse con la malavita organizzata come la "Bianchini" di Modena che è riuscita ad ottenere "numerosissimi appalti" del Comune di Finale Emilia, grazie ai rapporti con le 'ndrine.Così il procuratore capo di Bologna, Roberto Alfonso. "L'organizzazione cutrese era radicata da tempo. Non ho mai parlato solo di infiltrazioni ma di radicamento perché sono presenti da 32 anni. È un'associazione che man mano si è sviluppata e i suoi affiliati sono riusciti man mano a penetrare nella società emiliana di cui fanno parte a pieno titolo, questo consente loro di avere delle interlocuzioni dirette".Coinvolti anche alcuni giornalisti compiacenti, ai quali gli affiliati si rivolgevano per avere un'immagine pubblica pulita.