Roma, (askanews) - "Trenta anni fa, io ero il segretario generale di Legambiente". Comincia così il ricordo di Ermete Realacci, oggi deputato del Partito democratico e presidente della Commissione Ambiente della Camera, dell'incidente alla centrale nucleare di Chernobyl. Che, per Realacci, fece dire definitivamente all'Italia No al nucleare."In realtà capimmo la portata di Chernobyl solo qualche giorno dopo il 26 aprile di 30 anni fa - dice Realacci ad askanews -. Sapevamo di un incidente ma le notizie che arrivavano dall'Unione Sovietica erano rassicuranti. Furono invece le centraline collocate nei paesi occidentali, a cominciare dalla Scandinavia, a dimostrare che l'incidente aveva invece una portata enorme. A parte quelle nelle zone colpite con moltissime vittime tra i primi soccoritori, pompieri, minatori ma anche elicotteristi, privi delle necessarie precauzioni per operare in una situazione simile, la reazione in Italia fu molto forte: ricordo che dopo alcuni giorni Legambiente indisse una manifestazione silenziosa che il 10 maggio sfilò per le strade di Roma dietro uno striscione con scritto "Stop al Nucleare". Oltre 150 mila persone segnalavano il fatto che l'Italia aveva capito che non era quella la strada da percorrere. Poi ci furono altre iniziative, Legambiente indisse ancora, unico paese occidentale, il blocco pacifico di tutti gli impianti nucleari per il 10 maggio di quell'anno. E infine un referendum, l'8 novembre 1987, portò gli italiani a dire no a quella scelta. Abbiamo fatto bene? Sicuramente sì, c'è stato anche un altro referendum. La scelta del nucleare, oltre ai pericoli come ha evidenziato anche l'incidente di Fukushima insieme ad altri esempi, si è dimostrata anche un pessimo affare. In Europa attualmente sono in costruzione solo 2 centrali nucleari, con tecnologia francese, ed entrambe hanno ritardi di 6,7 o 8 anni, vedendo così aumentare notevolmente i costi. L'EDF, cioè l'Enel francese per capirci, ha problemi enormi, mentre per fortuna la nostra Enel ha imboccato una strada diversa che la renderà più forte anche economicamente per il futuro"."Oltre alle misure di allora - prosegue Realacci - dal divieto di consumare ortaggi a foglia larga o il latte fino alle conseguenze sulle politiche energetiche, c'è però una cosa che mi piace ricordare: negli anni successivi l'Italia è stata la prima ad accogliere i bimbi contaminati da Chernobyl in Ucraina e Bielorussia. Legambiente e molti altri soggetti hanno accolto per anni decine di migliaia di bambini, perchè per questi bimbi poter mangiare alimenti sani rispetto a quello che mangiavano tutti i giorni nei loro paesi, o respirare aria più salubre rappresentava un grande vantaggio per la salute. E a me piace appunto questa Italia che non si occupa soltanto di se stessa ma si occupa del futuro pensando agli altri".