Milano (askanews) - "Il fatto che almeno in questa indagine, un imprenditore, vittima di significativi atti di intimidazione, abbia pensato di rivolgersi alla Direzione distrettuale antimafia ci fa ben sperare, è un inizio, ne aspettiamo altri. Non c'è la fila di imprenditori fuori dalla nostra porta ma è un segnale positivo, qualcosa sta cambiando e riteniamo che questo comportamento sia di buon auspicio per le indagini future". E' il commento del sostituto procuratore Alessandra Dolci della Dda di Milano parlando dell'operazione "Crociata" dei carabinieri del Gruppo di Monza che ha portato allo smantellamento della "locale" di 'ndrangheta di Mariano Comense (Como).Ma se la collaborazione di un imprenditore vittima viene valutata come segnale positivo, lo scenario criminale delineato dall'indagine è invece preoccupante. "Questa indagine impone una riflessione: sono passati 5 anni e mezzo dagli arresti dell'operazione 'Infinito' e siamo ancora qui a fare indagini che testimoniano la penetrazione della 'ndrangheta nel territorio lombardo - dice Alessandra Dolci - Allora le nostre erano ipotesi investigative ma ora, dopo che le sentenze sono passare in giudicato, è una certezza: è un fenomeno chiaro, netto, preciso, di radicamento in Lombardia e soprattutto nel Comasco".Il sostituto procuratore Dolci, che ha coordinato le indagini insieme con il collega Marcello Tatangelo, ha spiegato che l'inchiesta è stata supportata - oltre che dalle ricostruzioni dell'imprenditore vittima per anni di estorsioni da parte di uno degli arrestati - anche dalle dichiarazioni del collaboratore Luciano Nocera (che sconta l'ergastolo per l'omicidio di Ernesto Albanese).Come aveva fatto in passato il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, anche Dolci ha sottolineato come "alcuni imprenditori e professionisti per risolvere problemi che dovrebbero coinvolgere le forze di polizia e l'autorità giudiziaria, si rivolgono invece all'ndrangheta che, a questo punto, è sicuramente il più efficace a quanto pare".Il magistratato ha infine ricordato il "peso" della "locale" di Mariano Comense. "Ricordo a memoria le dichiarazioni del collaboratore Antonino Bellomo che dice che per la Lombardia Mariano Comense è 'la madre', nel senso quella più antica e ha a capo Salvatore Muscatello, un personaggio molto anziano, di grande esperienza e carisma, che era particolarmene autorevole perché aveva un rapporto privilegiato, amicale, con i vertici dell'ndrangheta in Calabria".